mudaram as estações
e nada mudou
mas eu sei
que alguma coisa aconteceu
está tudo assim tão diferente
se lembra quando a gente
chegou um dia a acreditar
que tudo era prá sempre
sem saber
que o pra sempre
sempre acaba...
mas nada vai
conseguir mudar o que ficou
quando penso em alguém
só penso em você
e aí então estamos bem
mesmo com tantos motivos
prá deixar tudo como está
e nem desistir, nem tentar
agora tanto faz
estamos indo de volta prá casa...

quando ero piccolo, a volte di pomeriggio, mentre facevo merenda, facevo il solito zapping di canali, locali e nazionali. a volte, se ero fortunato, sulla mitica tele k, emittente locale del beneventano, incrociavo il mitico saludos amigos della disney, uscito nei primi anni quaranta per conquistare il mercato sudamericano, e "asservirlo" ad una logica espansionistica non solo del colosso dei cartoni animati, ma di tutta la politica americana. la cosa particolare è che sì, rappresenta una testa di ponte espansionistica, ma anche una delle prima espressioni di interculturalità per il grande pubblico. oddio, qualcosa di molto accennato, ma pur sempre un inizio. paperino a contatto con struzzi e lama sul lago titicaca, pippo alle prese con cavalli e polo nella pampa argentina, ancora paperino a zonzo per rio de janeiro e per il brasile con josé carioca (personaggio minore disney, molto carino) sulle note di aquarela do brasil... e poi lui:

questo è il piccolo pedro, per tutti pedrito. il suo papà e la sua mamma sono due aerei postali in servizio tra santiago del cile e mendoza, in argentina, al servizio di tutti. il piccolo pedro, qui al decollo, un giorno deve sostituire entrambi visto che il papà ha il raffreddore e la mamma la pressione alta. ancora inesperto, si vede costretto a volare sulle ande ed affrontare tutte le intemperie. arrivato a mendoza, recuperata la borsa con la posta, cerca di tornare a santiago affrontando pioggia...

e neve...

poi, lo scontro con il mitico pico dell'aconcagua, un vero e proprio 'monstruo' che gli fa tanta paura. nel frattempo, all'aeroporto, tutti lo aspettano e lo piangono, dandolo ormai per perso... ed eccolo che infine arriva, a testa in giù, con la sua borsetta che conteneva... nient'altro che una misera cartolina. fonte di tensioni politiche tra cile e stati uniti per la supposta descrizione del servizio aereo cileno come misero e carente, la storia non è mai stata troppo amata perchè triste ed a tratti anche paurosa. ma è probabilmente il mio spezzone di cartone animato preferito, che ricordo con la lacrimuccia e con felicità. gracias, pedrito.

the 44th president of the united states of america.
and it was about fucking time.
thanks.
(colonna sonora ufficiale: tenia tanto que darte, dei nena daconte)
ultima colazione a base di caffé e churros.

un salto in edicola a comprare un pò di roba e poi dritti all'immenso terminal t4 di barajas, tanto bello quanto incasinato.

sul treno per casa, una foto alla mia amata compagna di viaggio, che ringrazio pubblicamente per la compagnia, per le risate e tutto il resto.

hole,
mao
(colonna sonora ufficiale: kamikaze, di amaral)
mattinata passata a zonzo per il centro fino a raggiungere, dietro la stazione di atocha, il centro d'arte reina sofia, che mi è piaciuto tantissimo. opere di mirò, dalì, rothko, e soprattutto la meravigliosa e spaventosamente commovente guernica di picasso, un vero capolavoro.

e dopo, ore ed ore di shopping, in cui il vostro pingu ha comprato, oltre a souvenir di vario tipo, un corso di lingua basca alla enorme fnac vicino plaza de callao, e l'ennesima sciarpa, bellissima, da h&m. in serata, un ultimo giro per la 'nostra' calle de fuencarral e per malasana.

in questo splendido posto in calle manuela malasana, popland, ho comprato una scatola di latta con il piccolo principe e la sua amica volpe, e la trascrizione in francese del loro dialogo, oltre ad una targa da muro di abbey road dei beatles. il paradiso di ogni amante delle cianfrusaglie, e degli anni cinquanta, sessanta e settanta.

(colonna sonora ufficiale: me enamora, di juanes)
mai più colazione da starbucks (da notare la mia faccia).

visita non molto lunga purtroppo al prado, dove tra le cose più ammirate, si segnala la fucilazione della collina di principe pio di goya, e las meninas di velazquez. pranzo a casa di maurizia ed alberto, dove abbiamo mangiato un'ottima paella, quella originale di pesce e pollo, e conosciuto la mitica signora carmen. grazie a tutti loro.

passeggiata lungo la parte superiore di paseo de la castellana, con manifestazioni dell'antico come questa splendida renault 12, purtroppo non in grandi condizioni...

...e del futuro più che prossimo, come il quartiere finanziario delle cuatro torres (qui ce ne sono solo due).

nella serata, giro per chueca e su per calle de hortaleza fino alla architettonicamente bellissima cerveceria cruz blanca, dove la birra cruzcampo era buona, ma le minitapas di crocchette di prosciutto (due di dimensioni a dir poco imbarazzanti, che manco nouvelle cuisine) e quelle ripiene della per me odiosa salsa per le patatas bravas non ci hanno assolutamente soddisfatto, per usare un eufemismo.

prima di andare da café & té a prendere un té darjeeling e due bocadillos di ottimo jamon iberico, la bellissima glorieta de bilbao.

(colonna sonora ufficiale: hoy no me puedo levantar, dei mecano)
dopo una notte tremenda in cui abbiamo scoperto che se gli spagnoli non stanno in giro a fare bordello con tamburi, urlando, cantando, bevendo e quant'altro fino alle sei non sono loro, e che alle otto di mattina sembra di essere a mezzanotte, cominciamo il giro madrileno con café & chocolate con churros (fantastici), rigorosamente da 'u nzivat, per poi raggiungere il mitico stadio santiago bernabeu, nel quale non siamo potuti entrare in quanto non è nei miei sogni attuali regalare ulteriori 15 euro a ramon calderon:

proseguendo lungo paseo de la castellana, una visione più che assurda, ma affascinante: la puerta de europa in plaza de castilla, ovvero la sede centrale della caja madrid. davanti ad essa, il monumento a calvo sotelo, e dietro le cuatro torres.

recuperati maurizia ed alberto, ampio giro nel centro di madrid: palazzo reale, cattedrale dell'almudena, poi un bocadillo de calamares (fantastico) in plaza mayor.

la puerta del sol, con la insegna del mitico tio pepe.

la splendida stazione di atocha. stile liberty à gogo, enorme giardino tropicale all'interno, pulizia e ordine, ed il monumento ai morti degli attentati ai treni dell'11 marzo 2004.

dopo un minimo di riposo, il vostro pingu e laura si buttano a capofitto nella movida madrilena, mentre il real madrid batteva l'atletico in un derby all'ultimo sangue con un gol su rigore di gonzalo higuain al novantaquattresimo minuto. dopo un bar tutti a la cartuja, con aria condizionata sparata tra capo e collo (i cui effetti si vedono ora), e serata latina/reggaeton ridendo e ballando. passeggiata sotto la pioggia, con la fantastica visione del museo del prado di notte:

e infine, non poteva mancare una maxi figurella prima di entrare nel nostro hostal, alle quattro e dieci di mattina sotto la pioggia. habitacion?
(colonna sonora ufficiale: sorry di madonna)
dopo viaggio in furgone fino a fiumicino e attesa spasmodica, dopo essermi seduto in una specie di scatola per sardine a marca iberia e non aver proferito verbo per mezz'ora in decollo, il mio primo volo con l'aereo si è rivelato tranquillo e piacevole, soprattutto per lo spettacolo a cui ho potuto assistire. questo era il cielo su palma de mallorca:

si arriva al terminal t4 di barajas, che se non è il più grande del mondo, poco ci manca. dopo aver cambiato tre velocissime ed efficientissime metropolitane, questo è lo spettacolo che si presenta a me e laura: la gran via vista verso plaza de callao.

dall'altra parte, all'incrocio con calle de alcalà, uno degli edifici più belli che abbia visto, il metropolis.

plaza de cibeles con la fontana di cibele. quel palazzo è la sede del comune della capitale iberica, e nella fontana si festeggia qualsiasi vittoria del real madrid.

(sto ascoltando il tormentone degli ultimi giorni, ossia starman di david bowie)
dopo una delle più lunghe assenze blogghesche fino ad ora, riecchime qua. un uomo nuovo. soprattutto, con nessun esame o recupero crediti più sul groppone universitario, dopo un maxi tour de force di inizio settimana, che è andato a buon fine anche malgrado occupazioni universitarie comunistoidi contro la gelmini, proprio il giorno in cui avrei dovuto terminare la mia carriera universitaria. fortunatamente le pulsioni omicide sono durate il tempo di salutare martone con un 24 e bergonzi con un bel 27, rimpiangendo una domanda su carl-gustav jung che poco ho capito e poco ricordavo. martedì mattina si è finalmente consumato l'ultimo atto, con il recupero crediti foucaultiano della bonito oliva, prima di festeggiare anche la fine degli esami di marianna: insieme ci uniamo alla mitica clo, che ha finito da un pò e ora se la spassa in giappone. pranzo con sua satanità versione lavorativa napoletana e dalla sgargiante camicetta che poco lasciava all'immaginazione. insomma una giornata da ricordare per molteplici motivi. mi sento un pò più leggero. i prossimi passi sono cominciare a lavorare sulla tesi e soprattutto, tra otto giorni, c'è la grande partenza per madrid assieme alla mia laura. cinque giorni e quattro notti madrileni dove cercheremo di fare praticamente qualsiasi cosa e di goderci al meglio la capitale iberica. sorvolando sulla mia prima volta in aereo (e la cosa mi paralizza a dir poco), cercherò di battere il record fotografico da me da poco stabilito.

cos'è into the wild: un bel libro di jon krakauer, a tratti toccante, altre un pò troppo inutilmente ancorato nel descrivere (scioccamente e per gran parte falsamente) chris mccandless/alexander supertramp come una persona sana di mente il cui morboso idealismo lo ha portato in un posto migliore; un meraviglioso film di sean penn dove tutto ciò è rappresentato nel modo più giusto ed iconicamente e fotograficamente grandioso, che chiunque dovrebbe vedere. quando le emozioni sgorgano così pure e inaspettate, vuol dire che la storia di chris, letta o vista, e qualsiasi cosa se ne pensi, val bene essere vissuta da noi nel nostro piccolo mondo di lettori e spettatori.
a buon rendere,
mao
non potevo esimermi dal postare queste meraviglie di foto:

praga, e ponte carlo, visti dal castello (hrad).

il castello di salisburgo (hohensalzburg) e l'uomo con la palla d'oro.

please, mtv, pimp my ride. per la serie: a vott' e nun cammina (e da notare l'infestazione di ruggine).
cominciamo col dire che, da quando sono bimbo, ho una enorme passione per le auto. andare nei paesi dell'est europa, con auto che per me sono l'emblema vivente di tutto ciò che qui fa ribrezzo ma che hanno molto senso in tanti modi, è stato come tornare alla mia infanzia quando su quattroruote vedevo macchine strane, che per me che avevo una magnifica uno rossa poi diventata simil fucsia, sembravano antiche, ed erano esse stesse simbolo di nazioni, ideologie e così via. vedere tante di quelle auto ancora in giro, in condizioni che vanno dall'ottimo al pietoso, insieme a tram, autobus, treni e quant'altro provenienti quasi direttamente da casa krusciov, è stato un pò emozionante.

l'automobile di ogni buon lavoratore dei cantieri navali di danzica, compreso lech walesa (spero non in questo colore): la fso polonez, qui già in versione occidentalizzata, ma sempre profondamente da cortina di ferro.

sì, è proprio quello che pensate, una fiat 126, ossia la macchina più amata dai veri polacchi, che la chiamano maluch. questa è nello stesso colore (giallo) di quella di mio padre col tettuccio apribile, fuori dal quale solevo cantare azzurro di celentano quando avevo ancora i denti da latte.

direttamente dal campo di sterminio di birkenau, una daewoo tico. quanto è carina?

il parco macchine ceco e slovacco è per il 75% circa composto da skoda, come si può vedere qui a strazov, in slovacchia.

la prima trabant che ho visto nella mia vita, a svrcinovec, in slovacchia, non era in condizioni molto diverse da questa. che qualcuno le pimpi in questo caso, vi prego, non posso sopportarlo.

se poi devono fare questa fine, come nell'ulica florianska a cracovia, di pubblicità per i communism tours in città, ancora peggio.

ed eccolo, il vero e proprio status symbol comunista in piazza jan palach a praga, proprio come appena uscita dalla fabbrica di zwickau in germania est, pronta per essere consegnata a gente che aspettava anche due/tre anni prima di averla. amore a prima vista.

la voglio.

pretzel modello polonia.

noccioline versione snack, a freistadt, in austria.

un sogno salisburghese.

arco di trento, la mattina dell'ultimo giorno di viaggio. la sera prima, davanti una quelle palme, ho lasciato una delle mie parti migliori dopo una serata in agriturismo a base di ottimo vino sia rosso che bianco.

questa è riva del garda.

e questo uno dei tanti bei castelli del trentino, quello di drena.

c'ero già stato in gita di quinto, ma salisburgo è decisamente bella come sempre.

anche di notte, mentre vedi gente in smoking con le loro signore in vestito gran sera uscire dai vari concerti di musica classica parte del festival di salisburgo.

mangiare ed assistere ad un concerto di musica da camera con le nozze di figaro, don giovanni e die zauberflote di mozart. cosa si può chiedere di più? ehm, solo del cibo migliore.

essì, ci siamo trattati bene, questo era il nostro albergo a praga, in piazza della repubblica.

solo chi c'è stato può capire cosa si prova nel vedere qualcosa del genere.

l'interno della sinagoga spagnola di praga, che si trova all'interno del ghetto di josefov, dove abbiamo visto altre due sinagoghe, il cimitero ebraico, e dove mi sono anche comprato la kippah.

un posto importante, in piazza san venceslao, dedicato a due persone che vanno ricordate per la loro voglia di libertà, ed il loro immenso coraggio.

lacrime.
